Salmo 65 e Marco 8,1-9

Domenica 4 ottobre 2026.

Testi dalla versione Nuova Riveduta 1994. Secondo il lezionario Un giorno una parola.

Studio di Giovanni Pistone per la riunione del 30 settembre 2026.

Saluto e avvertenza

Su suggerimento di Graziella Graziano, che organizza la riunione settimanale per la predicazione, ho preparato questa prima scheda per l’avvio dei lavori. Il formato tradizionale di queste schede consiste in una sintetica esegesi del testo proposto dal lezionario, seguita da spunti per la predicazione e la liturgia. Si tratta di un testo da leggere come introduzione alla discussione. In questo caso, la parte propriamente esegetica è minima (esula dalla mia competenza). Mi sono invece impegnato a sperimentare l’uso, nella liturgia e nella predicazione, delle tecniche retoriche contemporanee, in particolare degli ipertesti e delle immagini. Il testo è prodotto in due versioni, una (PDF) da stampare nel tradizionale formato A4 e una (HTML) leggibile sullo schermo del portatile o del telefono. Molti riferimenti sono associati a collegamenti attivi. Per esempio, i riferimenti biblici aprono i testi corrispondenti come compaiono sul sito Bible Gateway.

1. Il testo proposto

Il lezionario Un giorno una parola 2026 (p. 24) precisa che «i testi per il culto pubblico sono tratti dal lezionario delle chiese evangeliche tedesche». Si tratta della Perikopenordnung (“ordinamento delle pericopi”), il sistema delle letture e dei testi di predicazione in uso presso l’EKD, la Evangelische Kirche in Deutschland (“Chiesa evangelica in Germania”), in vigore dal 1978 e rivisto nel 2018 dall’EKD insieme alla UEK, la Union Evangelischer Kirchen (“Unione delle chiese evangeliche”), e alla VELKD, la Vereinigte Evangelisch-Lutherische Kirche Deutschlands (“Chiesa evangelica luterana unita di Germania”), con il titolo Ordnung gottesdienstlicher Texte und Lieder (“Ordinamento dei testi e dei canti per il culto”): organizza le letture domenicali e festive in sei serie (Reihe I-VI), assegnando a ciascuna domenica un Evangelium (Vangelo), un’Epistel (Epistola), un testo dell’Antico Testamento e un Predigttext (testo di predicazione) a rotazione fra le serie (cfr. Perikopenordnung, Wikipedia). La domenica 4 ottobre 2026 è l’Erntedankfest (la Festa del Ringraziamento per il raccolto), e Marco 8,1-9 è sia l’Evangelium della festa sia il Predigttext previsto per quella data nella Reihe II, come conferma la rassegna liturgica di kirchenjahr-evangelisch.de. Il salmo della settimana (Wochenpsalm) previsto dall’EKD per l’Erntedankfest è invece il Salmo 104; il Salmo 65 è comunque un tradizionale salmo del raccolto, celebre per il versetto 12 nella traduzione di Lutero (v. 11 in NR), «Du krönst das Jahr mit deinem Gut» («Tu coroni l’annata con i tuoi benefici»).1

2. Salmo 65

Seguendo l’indicazione del lezionario, considero prima di tutto il suggerimento del Salmo. Può essere letto nella Nuova Riveduta o cantato con l’inno 11 dell’Innario Cristiano (Claudiana, Torino, 3ª ed. 2000), «La gloria tua, Signor, cantiamo», versione metrica del Salmo 65 derivata dalla tradizione del Salterio ginevrino.2 Su YouTube è disponibile la registrazione del Ministero Musicale UCEBI. L’innario metodista UMH3 in uso nella comunità di lingua inglese lo riporta come salmo responsoriale. Qui propongo il testo NR distribuendo i versetti tra lettore e assemblea (in grassetto) secondo UMH.

1A te spetta la lode, o Dio che dimori in Sion!
    A te il compimento delle promesse.
2A te, che esaudisci la preghiera, verrà ogni creatura.
    3Mi opprime il peso delle mie colpe, ma tu perdonerai i miei peccati.
4Beato chi sceglierai e accoglierai, perché egli abiti nei tuoi cortili!
    Noi ci sazieremo dei beni della tua casa, delle cose sante del tuo tempio.
5Mediante prodigi tu ci rispondi, nella tua giustizia, o Dio della nostra salvezza,
    speranza di tutte le estremità della terra e dei mari lontani.
6Con il suo vigore egli rese saldi i monti, cingendosi di potenza.
    7Egli placa il fragore dei mari, il fragore dei loro flutti, e il tumulto dei popoli.
8Gli abitanti delle estremità della terra tremano davanti ai tuoi prodigi;
    tu fai sgorgare canti di gioia dall’oriente all’occidente.
9Tu percorri la terra e la irrighi, la fai produrre abbondantemente.
    I ruscelli di Dio son pieni d’acqua; tu procuri agli uomini il grano, quando prepari così la terra;
10tu irrighi i suoi solchi, ne pareggi le zolle, l’ammorbidisci con le piogge, ne benedici i germogli.
    11Tu coroni l’annata con i tuoi benefici, e dove passa il tuo carro stilla il grasso.
12Esso stilla sui pascoli del deserto, e i colli sono adorni di gioia.
    13I pascoli si rivestono di greggi e le valli si coprono di frumento; essi prorompono in grida di gioia e cantano.

Il testo così disposto, che unisce la traduzione NR alla struttura responsoriale di UMH, probabilmente non può essere usato nel culto senza ritocchi. Dovrebbe essere almeno un poco aggiornato al linguaggio contemporaneo. Per esempio, “dove passa il tuo carro stilla il grasso” si può dire dal pulpito o è troppo politicamente scorretto? Al di là della confezione più o meno efficace, il testo mette comunque in evidenza il tema teologico: benevolenza, misericordia, potenza, pienezza della vita, abbondanza e pace sono tutti attributi divini che la narrazione biblica, nel testo di Marco che sarà letto, rivela in Cristo.

3. I racconti di Marco a confronto (lettura)

Sembra difficile individuare un testo completo da leggere in un’unica sessione liturgica. Il vangelo di Marco non è completamente messo in scena come ad esempio il vangelo di Luca. Il risultato è che spetta al liturgista preparare la messa in scena. Il testo proposto, cioè Marco 8,1-9, è seguito da un commento di Gesù in Marco 8,14-21. Ne nasce un contrasto di stili, perché un racconto di miracolo è una cosa diversa da un dialogo in cui Gesù ne interroga il senso, e ciò produce un effetto letterario di paradosso. Inoltre il racconto ripete, con varianti, quello di Marco 6,31-44.

Oltre alla complessità narrativa e ai vari piani di discorso c’è una complessità di luoghi. Illustrare questo aspetto potrebbe aiutare l’esposizione e la lettura. Fra le due “moltiplicazioni” Gesù e i discepoli attraversano più volte il lago, e passano da territorio ebraico a territorio pagano e viceversa. La prima moltiplicazione (6,31-44) avviene in «un luogo deserto» che Marco non precisa (Luca 9,10 lo colloca presso Betsaida, sulla riva nord-orientale); i discepoli ripartono poi in barca «verso Betsaida» (6,45), ma – dopo che Gesù li raggiunge camminando sulle acque – approdano invece a Gennesaret, sulla riva nord-occidentale (6,45-53). Segue la disputa sul puro e l’impuro (7,1-23), ancora in Galilea. Gesù si ritira poi nel territorio di Tiro (7,24), guarisce la figlia della donna sirofenicia, e per tornare al lago passa «per Sidone» (7,31): un itinerario che va prima più a nord, in piena Fenicia pagana, per poi scendere attraverso la Decapoli, altro territorio pagano a sud-est del lago – un percorso che ha fatto discutere i commentatori, sia come indizio di una conoscenza geografica approssimativa della Galilea da parte di Marco, sia come itinerario costruito teologicamente per attraversare il mondo pagano che circonda Israele. Nella Decapoli Gesù guarisce un sordomuto (7,32-37), ed è presumibilmente lì che si colloca la seconda moltiplicazione (8,1-9). Infine Gesù e i discepoli ripartono in barca verso la regione di Dalmanuta (8,10) – toponimo altrimenti sconosciuto, che Matteo chiama Magadan (Mt 15,39) – dove i farisei chiedono un segno; risalgono quindi in barca (8,13), ed è durante questa traversata che Gesù richiama ai discepoli le due moltiplicazioni (8,14-21), prima di approdare a Betsaida (8,22).4

Galilea, Fenicia (Tiro e Sidone) e Decapoli al tempo di Gesù, con i luoghi dell’episodio di Marco 6,31-8,22. Estratto da The Ministry of Jesus, DEGA, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons.
Marco 6,31-44 Marco 8,1-9
31Ed egli disse loro: «Venitevene ora in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un poco». Difatti, era tanta la gente che andava e veniva, che essi non avevano neppure il tempo di mangiare.
32Partirono dunque con la barca per andare in un luogo solitario in disparte.
33Molti li videro partire e li riconobbero; e da tutte le città accorsero a piedi e giunsero là prima di loro.
34Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise a insegnare loro molte cose.

35Essendo già tardi, i discepoli gli si accostarono e gli dissero: «Questo luogo è deserto ed è già tardi; 36lasciali andare, affinché vadano per le campagne e per i villaggi dei dintorni e si comprino qualcosa da mangiare».
37Ma egli rispose: «Date loro voi da mangiare». Ed essi a lui: «Andremo noi a comprare del pane per duecento denari e daremo loro da mangiare?»
38Egli domandò loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Essi si accertarono e risposero: «Cinque, e due pesci».

39Allora egli comandò loro di farli accomodare a gruppi sull’erba verde; 40e si sedettero per gruppi di cento e di cinquanta.
41Poi Gesù prese i cinque pani e i due pesci, e, alzati gli occhi verso il cielo, benedisse e spezzò i pani, e li dava ai discepoli, affinché li distribuissero alla gente; e divise pure i due pesci fra tutti.
42Tutti mangiarono e furono sazi, 43e si portarono via dodici ceste piene di pezzi di pane, ed anche i resti dei pesci.
44Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.
1In quei giorni c’era di nuovo una folla grandissima, e poiché non avevano da mangiare, Gesù, chiamati a sé i discepoli, disse loro: 2«Io ho pietà di questa gente; poiché da tre giorni sta con me e non ha da mangiare. 3Se li rimando a casa digiuni, verranno meno per strada; perché alcuni di loro sono venuti da lontano». 4I suoi discepoli gli risposero: «Come si potrebbe mai saziarli di pane qui, in un deserto?» 5Egli domandò loro: «Quanti pani avete?» Essi dissero: «Sette».

6Egli ordinò alla folla di accomodarsi per terra; e presi i sette pani, dopo aver reso grazie, li spezzò e diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla; ed essi li distribuirono. 7Avevano anche pochi pesciolini; ed egli, dopo aver detto la benedizione, comandò di distribuire anche quelli. 8Tutti mangiarono e furono saziati; e dei pezzi avanzati si raccolsero sette panieri. 9Erano circa quattromila persone. Poi Gesù li congedò.
Marco 8,14-21
14I discepoli avevano nella barca solo un pane, perché avevano dimenticato di prenderne degli altri.
15Egli li ammoniva dicendo: «Guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!»
16Ed essi si dicevano gli uni agli altri: «È perché non abbiamo pane».
17Gesù se ne accorse e disse loro: «Perché state a discutere del non aver pane? Non riflettete e non capite ancora? Avete il cuore indurito?
18Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate?
19Quando io spezzai i cinque pani per i cinquemila, quante ceste piene di pezzi raccoglieste?» Essi dissero: «Dodici».
20«Quando spezzai i sette pani per i quattromila, quanti panieri pieni di pezzi raccoglieste?» Essi risposero: «Sette».
21E diceva loro: «Non capite ancora?»

4. Le tradizioni di lettura

Comincio con Giovanni Calvino, che nella sua Harmonie évangélique commenta il passo di Matteo 15,32-33, senza porsi il problema di una specificità di Marco.5 Noto che, come sempre, il commento di Calvino è strettamente fattuale. Trovo questa impostazione estremamente efficace dal punto di vista della predicazione, contro le nostre tendenze allegoriche, sapienziali, critiche, decostruttive. Cioè, mi sembra che questi aspetti debbano venire solo a valle dell’esposizione.

J’ay compassion de la multitude, etc. Yci nous est récité un miracle qui n’est guères différent d’un autre que nous avons exposé un peu ci-devant. Il y a seulement cela de diversité, qu’au précédent Christ rassasia cinq mille hommes de cinq pains et deux poissons : et yci quatre mille hommes sont repeus de sept pains et quelque peu de petis poissons. D’avantage, en l’autre on recueillit douze corbeilles pleines de reliefs : et maintenant de plus de viandes on n’en recueille pas tant de reliefs. Apprenons par ceci que la puissance de Dieu n’est point liée aux moyens ou aides externes, et que c’est tout un devant luy s’il y a peu ou beaucoup : comme Asa disoit parlant de sa gendarmerie qui estoit moyenne, et de la grande multitude des ennemis, 2 Chroniques, XIV, 11. Or comme la bénédiction de Dieu ha autant d’un pain que de vingt, pour nourrir un grand peuple : ainsi si elle défaut, cent pains ne suffiront pas pour nourrir dix hommes. Car si une fois le baston du pain est rompu, encore que le meusnier rende la farine au poids, et le boulenger le pain, si est-ce toutesfois qu’on ne se sentira point rassasié en mangeant et se farcissant le ventre. Quant à ce que Christ dit qu’ils ont esté trois jours sans manger, ce n’est pas qu’ils n’ayent point du tout mangé ces trois jours durant : mais pource qu’en ces lieux désers ils n’avoyent pas grande commodité, tellement qu’ils n’y pouvoyent avoir leur nourriture ordinaire : joint aussi qu’en ces pays chauts les gens y mangent moins, qu’ils ne font en ce gros air froid auquel nous sommes. Et pourtant il ne faut pas s’esbahir s’ils ont peu se passer de manger plus long temps.

D’où nous viendroyent au désert tant de pains ? Les disciples monstrent une stupidité par trop lourde, de ce que pour le moins il ne leur souvient maintenant de l’autre miracle où Christ leur avoit monstré un bon tesmoignage de sa vertu et grâce, lequel ils pouvoyent applicquer à la nécessité présente. Mais comme s’ils n’eussent jamais rien veu de semblable, ils oublient de recourir à luy pour demander remède. Or pource que nous nous trouvons tous les jours enveloppez d’une semblable nonchalance, tant plus faut-il prendre garde que nos esprits ne soyent jamais destournez de la considération des bénéfices de Dieu, afin que l’expérience du temps passé nous apprene à espérer semblable assistance de luy, comme nous avons apperceu une fois ou plusieurs au paravant.

La scelta originaria del testo corrisponde ad un piano liturgico annuale che ha un suo logico sviluppo in una specifica tradizione ecclesiastica e in uno specifico stile di evangelizzazione. In questo caso il testo indicato punta ad una serie di temi centrali, quali la diaconia, l’inclusione, l’eucarestia, la grazia abbondante, specialmente l’ultimo, visto il salmo abbinato. Ciascuno di questi temi potrebbe essere l’oggetto della predicazione.

Non è evidente che questo piano sia applicabile coerentemente in un contesto riformato (valdese-metodista-battista-avventista). La metodologia calvinista procede prevalentemente dal testo biblico, sentito come dato a priori, alla predicazione, sentita come rivelata dal testo stesso. Il testo “ti parla”, come dicono i PL nel loro gergo. Nel caso estremo dei versetti quotidiani dei Fratelli Moravi il testo di partenza è addirittura prodotto da un campionamento a caso, proprio come fanno i tanto deprecati algoritmi moderni. I Fratelli Moravi (o Moraviani; in tedesco Herrnhuter Brüdergemeine, “Comunità dei fratelli di Herrnhut”) sono la chiesa che dal 1731 pubblica le Losungen (“parole d’ordine” quotidiane), da cui discende anche Un giorno una parola: fin dalla prima edizione a stampa del 1731 i versetti vengono estratti a sorte a Herrnhut, per un anno intero, da una raccolta di 1824 versetti veterotestamentari, cui un collaboratore della comunità affianca un versetto neotestamentario (Lehrtext) scelto per consonanza.6

La scelta di un punto di vista in cui impostare la predicazione sembra particolarmente difficile.

1.- Il tema del pasto comunitario e della sua forma liturgica compare ripetutamente in tutta la Bibbia. Un elenco (generato automaticamente) è:

In presenza di un’assemblea che conosce tutte queste storie, potrebbe essere utile costruire una meditazione su questo tema? Lascio aperta la domanda.

2.- Segno/Miracolo o sapienza? Il racconto mostra un’immagine luminosa della potenza divina, che realizza ciò che all’umanità è impossibile se non in forma liturgica, oppure è un insegnamento a fare il primo passo con fede? Le vecchie bibbie dicono “moltiplicazione”, le più recenti hanno abbandonato questa dizione tradizionale. La predicazione liberale insiste in particolare sul tema etico. Dallas Jenkins (creatore di The Chosen), nell’intervista con Jordan Peterson (The Jordan B. Peterson Podcast, episodio 509 “Retelling the Greatest Story Ever Told”, 23 dicembre 2024), legge la moltiplicazione dei pani come immagine pratica e psicologica: offrire i “cinque pani e due pesci” che si hanno realmente, fare il lavoro che si ha davanti, senza prendersi la responsabilità di come (o se) quell’offerta si moltiplicherà per sfamare cinquemila persone. La distinzione è fra la responsabilità per l’offerta e la responsabilità per il risultato — fra “successo” mondano e fedeltà spirituale — e il non attribuirsi il merito della moltiplicazione. Yann Redalié, nella predicazione «Moltiplicare o condividere?» (cfr. chiesavaldese.org), propone sul racconto parallelo di Marco 6,30-46 una lettura che vale anche per Marco 8: non si tratterebbe di una “moltiplicazione” in senso proprio, ma di una condivisione. Gesù trasforma anzitutto una folla disordinata in un popolo organizzato (a gruppi, seduto), poi condivide fra tutti il poco cibo disponibile; il gesto di benedire, spezzare e distribuire diventa così il fondamento della comunità cristiana e della celebrazione eucaristica, e proclama un’abbondanza che nasce dalla condivisione consapevole piuttosto che da un prodigio quantitativo.

3.- C’è infine la possibilità di usare il testo da un punto di vista strettamente narrativo. Cioè analizzare che cosa ci dice l’evangelista in quanto testimone e interprete del fatto Gesù di Nazaret. L’evangelista ci parla soprattutto narrando la storia, cioè concatenando tra di loro gli eventi. Nella predicazione guardiamo Cristo attraverso la lunga catena delle testimonianze. Il miracolo è che vediamo abbastanza da essere edificati.

In Marco ci sono due racconti simili: è una ripetizione o sono due eventi diversi? Perché mi viene assegnato il secondo e non il primo? Le due storie ci sono anche in Matteo, ma Luca ne ha una sola. Giovanni ha una storia simile. Molti altri pasti comuni sono menzionati, a partire dalla Cena del Signore. Poi ci sono i testi in cui Gesù è a casa d’altri. Anche l’Antico Testamento ha storie di pasti comuni. Il pasto ha ovunque nella Bibbia un carattere anche liturgico ed è associato a norme. Questo testo, anche se chiamato così nelle vecchie edizioni della Bibbia, sta stretto nella categoria “miracolo”.

Sulla prima domanda la critica biblica è divisa: la maggioranza degli esegeti, a partire dalla scuola della Formgeschichte (storia delle forme), considera le due narrazioni come varianti — un doppione (in inglese doublet) — di un’unica tradizione orale, ripresa due volte da Marco per ragioni redazionali (una prima moltiplicazione in area giudaica, cinquemila persone e dodici ceste — in greco kophinoi, i cesti da viaggio ebraici, simbolo delle dodici tribù d’Israele —, e una seconda in area pagana, quattromila persone e sette panieri — in greco spyrides, ceste più grandi di tipo greco-romano, lette da alcuni come simbolo delle nazioni —); una minoranza ritiene invece che le differenze puntuali fra i due racconti (persone, pani, ceste, luogo) siano compatibili con due eventi distinti (cfr. Feeding the multitude, Wikipedia; commento a Marco 6,30-44 e 8,1-10, NCEC). Al perché sia assegnato proprio il secondo racconto risponde la Perikopenordnung stessa (v. sopra): Marco 8,1-9 è l’Evangelium fisso dell’Erntedankfest e, negli anni della Reihe II come il 2026, anche il testo di predicazione. Fra i «pasti comuni» dell’Antico Testamento il precedente più diretto è Eliseo, che sfama cento uomini con venti pani d’orzo e ne fa avanzare (2 Re 4,42-44; cfr. Enter the Bible), oltre naturalmente alla manna nel deserto (Esodo 16). Il carattere liturgico rilevato è confermato dalla sequenza dei verbi «prese — rese grazie/benedisse — spezzò — diede», la stessa usata da Gesù nell’istituzione della Cena del Signore (Marco 14,22-24): una struttura a quattro verbi che i commentatori (cfr. Felix Just, Catholic-resources.org) leggono come un’anticipazione eucaristica all’interno del racconto della moltiplicazione.


Ultima revisione del 24 settembre 2026, ore 10:34.


  1. Questi riferimenti sono stati ottenuti con l’assistente Claude e dovrebbero essere controllati. È un peccato che i curatori di Un giorno una parola non ritengano di fornire queste informazioni, molto utili per gli utenti del lezionario.↩︎

  2. Innario Cristiano, Claudiana, Torino 2000; indice in tempodiriforma.it.↩︎

  3. The United Methodist Hymnal, Nashville, The United Methodist Publishing House, 1989, n. 789.↩︎

  4. Lamar Williamson Jr., Marco, Claudiana, Torino 2004 (Strumenti), e risorse online.↩︎

  5. Commentaires de Jehan Calvin sur le Nouveau Testament, tomo I, Harmonie évangélique, Paris, Meyrueis, 1854, pp. 426-427 (archive.org). Il testo riportato è quello originale. Una versione in ortografia moderna è riprodotta in Jean Calvin, Harmonie évangélique III, Kerygma/Farel, 1993, p. 46. Non sono al corrente di edizioni in italiano.↩︎

  6. Moraviani, Wikipedia; Herrnhuter Losungen, Wikipedia.↩︎